Yeah Yeah Yeahs - Mosquito
Essere un convinto sostenitore del “voglio di più” a volte è controproducente: si aspetta con ansia il seguito, il follow-up, la novità e, il più delle volte, anche chi pensavi non potesse deluderti mai, ti frega.

Ok, dopo aver sparso un po’ di terrorismo psicologico possiamo iniziare a parlare di Karen O e dei suoi Yeah Yeah Yeahs. History first: gli YYYs sono una band indie-alternative/garage rock nuiocchese che entra sul mercato nel 2003 con quella piccola bomba che è Fever to Tell, e diventa subito culto di massa, complice anche gli eccezionali show live pieni di energia e del pazzo fashionismo della diva-cantante che indossa outfit sempre originali e altamente scenografici. Tre anni dopo è la volta di Show Your Bones, più levigato del predecessore e al contempo ancora più ruvido grazie all’accostamento di elementi prettamente garage a melodie più pop. Aggiungiamo tre anni e arriviamo a It’s Blitz, dove si aggiunge un’idea di elettronica al sound degli YYYs, che ci mostra un lato più commerciale e esteticamente decadente, ed è di nuovo capolavoro.
Passano altri tre anni e… non succede nulla. Panico! La regolarità precedente si è interrotta, inizio a immaginare che il gruppo si sia diviso, dispero di riuscire a vederli dal vivo, mi preoccupo perché non ci saranno altre Runaway, altre Honeybear, altre Pin. Il panico passa a fine 2012, quando la cantante Karen O annuncia che la band è al lavoro su un nuovo album che sarà pronto per il 2013. Anticipato dal singolo Sacrilege, l’album arriva sugli scaffali a metà aprile. Ed eccoci a noi.
L’album, come detto, viene anticipato dal singolo Sacrilege, uscito verso la fine di febbraio; gli YYYs sembrano aver optato ancora per la strada del post-punk riecheggiando le atmosfere di It’s Blitz. Ma, e qui iniziano le novità, l’intervento di un coro soul che da tre/quarti di canzone in poi cambia le carte in tavola. Sacrilege è anche la prima traccia dell’album, che prosegue con una lenta ballata sull’amore psicotico ambientata in una carrozza della metropolitana nuiocchese (Subway), con tanto di rumore di ferraglia ferroviaria di sottofondo. Il diversivo è interessante, ma la canzone troppo lenta mi sembra ammazzare subito il ritmo dell’album, gli toglie fiato, è un polmone.
Una certa ripresa si ha subito dopo con la tribale Mosquito, title-track dell’album, ma il ritmo ossessivo (un basso? Ma gli YYYs non hanno bassista!) dopo un po’ stufa e la canzone risulta piuttosto ripetitiva. La serie di ritmi ossessivi-compulsivi (lenti) sembra non arrestarsi, tanto che pure le due tracce seguenti riprendono questo filone da foresta pluviale infestata di zanzare (Under the Earth e Slave, con quest’ultima che è uno dei pezzi migliori dell’album), zanzaroni grossi che ronzano lenti e a bassa frequenza.
Iniziando a sudare freddo scorro tutto l’album una, due, cinque, quindici volte, cercando quella famosa molla che deve scattare; ma la molla, questa volta, pare proprio non esserci. Intendiamoci, l’album è molto piacevole, ben prodotto, con arrangiamenti interessanti; ma non è quella carica di dinamite che solitamente sono gli album degli YYYs. Manca la killer app, insieme a forse un po’ di rabbia: l’album sembra ruotare solo intorno alla figura di un deluso d’amore, un deluso passivo incapace di incanalare qualsiasi energia, che si rassegna all’apatia (These Paths).
Bisogna attende ben oltre la metà album per trovare un po’ di ritmo ed energia: Area 52 è un piccolo tripudio chitarroso di effetti speciali e Buried Alive potrebbe essere una traccia di It’s Blitz. Dura poco, però: le ultime tre traccie ci regalano nuovamente atmosfere assopite e lente che si chiudono in Wedding Song, un’elegia di amore e morte vagamente simbolica di tutto l’album.
Se non si fosse capito, il nuovo disco degli YYYs mi ha lasciato un po’ l’amaro in bocca; dopo tre capolavori era forse lecito aspettarsi qualcosa di più da questo Mosquito, che non riesce proprio a decollare. Non un brutto album, per carità, ma nemmeno quello che ci si poteva aspettare da una band della caratura e carica dei trio nuiocchese.
Etichetta: Dress Up - Interscope
Durata: 47 minuti
Tracce: 11
Pubblicato: 12/04/2103
WWW: http://www.yeahyeahyeahs.com/
Da ascoltare sull’album: Sacrilege, Slave, Buried Alice (feat Dr. Octagon)







Nuovo lavoro in uscita per gli Skunk Anansie; dopo la reunion, il tour e l’album del 2010 Worderlustre, eccoli di nuovo entrare in studio per registrare il loro quindi album, Black Traffic. Non c’è alcuna rivoluzione; il suono è più o meno sempre lo stesso, non ci sono novità rilevanti, i testi sono i soliti, così come i suoni. Sembra così negativo, in realtà non lo è: pur essendo meno energetico di Wonderlustre né cattivo o rabbioso come i lavori degli anni ‘90, Black Traffic è un disco rock-pop con un vago sentore alternativo, adatto agli adolescenti degli anni ‘90 che ora sono i trentenni che hanno sposato i suoni tranquilli, radical chic e impegnati di Bon Iver.